Il 16 settembre Bergiola si è fermata a ricordare i Martiri della strage nazifascista del 1944.
Come ogni anno, il paese si è impiegato in un rito che rinnova quella responsabilità mai completamente assolta: la responsabilità della Resistenza. È stata la superstite Maria Morelli, con la sua testimonianza, a sradicare e restituire il senso più profondo di questo impegno: “i nostri ragazzi, oggi, per davvero dovrebbero riflettere sul significato di queste stragi e su cosa ha significato la parola Resistenza, per continuare a dare valore e riconoscimento a chi ha combattuto e a chi è morto per un’idea di libertà”.

 

 

 

«Sono parole – dicono dal collettivo Giovane Bergiola – che collocano la commemorazione non più nel passato, ma in un presente che pretende ancora di essere interrogato (e salvato)». L’evento pomeridiano si è aperto con la camminata promossa dalla Consulta Anziani del Comune di Carrara.
Una volta che tutti hanno raggiunto la sede della pubblica assistenza, sono iniziati gli interventi di Francesco Carlini, presidente della ProLoco di Bergiola, e Silvia Papini, che hanno introdotto il programma del pomeriggio. La parola è passata poi a Umberto Moisè, la cui testimonianza sui Balcani ha trasportato la memoria di guerra fuori dai confini locali, e ad Almarella Binelli, presidente dell’ANPI, che ha richiamato il ruolo, spesso taciuto, delle donne all’interno della Resistenza.

Un ulteriore tassello è arrivato dalla presentazione del libro «Vittime civili, danni collaterali», introdotta da Keti Dell’Amico e curata dall’autrice Angela Maria Fruzzetti insieme a Sara Chiara Strenta. La storia di Marisa Cappè, che nel 1944 aveva solo cinque anni, ricorda come la strage non abbia risparmiato nessuno, neanche i bambini. A chiudere la giornata, una fiaccolata silenziosa ha attraversato le strade e le testimonianze del paese. Per ogni fiamma, un nome. Per ogni nome, una vita sottratta. «Bergiola non dimentica, e lo dimostra non tanto con le parole quanto con la costanza di chi torna, ogni anno, a percorrere quelle stesse strade – concludono dal collettivo -. Il nostro paese vive la memoria tutti i giorni, nel lavoro e nei ricordi di quei nonni che la storia l’hanno fatta davvero».

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