Il castello di Moneta è al centro di alcune memorie cinematografiche, contenute in due filmati della Cineteca Bruno Dell’Amico.
“Una – spiega Evandro Dell’Amico -, è legata a ‘L’elmetto di Fritz’, girato in pellicola bianco e nero. L’opera, della durata di 18 minuti, ha finalità didattiche d’impronta dichiaratamente pacifista e si avvale di filmati di repertorio tratti da combat film.Vinse, nel 1966, il secondo premio nella categoria ‘film per ragazzi’ nel prestigioso concorso cinematografico di Montecatini. Il film a soggetto è interpretato dal Prof. Mario Angelotti, l’ex comandante partigiano Conte Giò e da un gruppo di ragazzi di Fossola, tra cui il sottoscritto. La trama prende spunto dal ritrovamento di un elmetto tedesco. Il luogo del reperimento avrebbe dovuto essere Forte Bastione, ma per comodità logistica, le scene in esterno, furono girate tra le mura del Castello di Moneta e quelle in interno, alle scuole elementari di Fossola”.
“L’altra, di notevole valenza storico documentaria, è il filmato d’inchiesta ‘Ricostruire il Castello di Moneta’, girato, in bianco e nero, agli inizi degli anni sessanta – prosegue Dell’Amico -. E’ la descrizione del progetto di restauro del maniero, compresa una nuova viabilità di accesso. Vi sono le scene del sopralluogo tecnico e brevi interviste, al sindaco di CarraraFilippo Martinelli, agli assessori Sergio Nardi e Bruno Dell’Amico (autore del documentario della durata di una quindicina di minuti). Ho dedicato una parte significativa della mia vita alla ricerca di memorie familiari e le ho racchiuse in quattro libri che parlano del recente passato del nostro territorio. Vestigia della nostra storia, tracce della nostra collettività, che ritroviamo nella Cineteca Bruno Dell’Amico, digitalizzata e fruibile dal 2015, ma divulgata e valorizzata non come il cineasta avrebbe meritato. Cineasta definito ‘L’artigiano dell’immagine’, la cui eredità cinematografica composta di 36 opere, viene riproposta nel 2025, in un’edizione ampliata del libro, da TARA Editoria. Sono convinto che da nuovi studi e da nuovi investimenti, nel recupero dei beni culturali e bibliotecari, ovvero smuovendo le chiavi nelle porte del passato, si possa ritrovare il senso del presente e del futuro”.